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  • Cattaragna in festa per la seconda edizione della marcia “La Terrazza della Val d’Aveto”

    Grande successo per la seconda edizione della marcia non competitiva, denominata “La terrazza della Val d’Aveto”, organizzata domenica 22 giugno a Cattaragna di Ferriere dal Circolo Anspi “Amici di Cattaragna”. L’evento, intitolato a Giancarlo Briggi, è stato realizzato in collaborazione con il Comune di Ferriere, Piacenza Marce, il Centro Sportivo Italiano, tutti gli sponsor presenti sul volantino dedicato alla marcia.
    Marcia rinnovata nei suoi percorsi: a quelli ormai tradizionali di 9 e 18 km, si sono aggiunti il percorso “baby” di 4 km, il 6 (denominato “corto”), ideali per i bambini di ogni età, e il 14 km, studiato appositamente per dare la possibilità, anche ai marciatori meno allenati, di raggiungere la cima del Monte Carevolo (1552 mt.) e godere di un panorama indescrivibile. Cinque percorsi per accontentare proprio tutti, dai marciatori esperti alle famiglie, in una giornata all’insegna dell’aria pura e della natura.
    La giornata è iniziata intorno alle 8 con le iscrizioni presso la chiesa di Cattaragna: l’afflusso di persone era già segno di una grande partecipazione all’evento. Il sole e una temperatura gradevole hanno accompagnato i gruppi di marciatori e le famiglie sui vari percorsi, sotto l’attento controllo dei volontari, della Croce Azzurra di Ferriere e della Croce Rossa a cavallo di Farini.
    Le famiglie con i bambini hanno attraversato i boschi di castagni, per poi affacciarsi sulla vista panoramica della Val d’Aveto; infine, sono ritornati al Circolo, per rifocillarsi e giocare al campo giochi. Per gli iscritti che si sono cimentati nei percorsi più impegnativi, l’esperienza è stata più varia e costellata di molti punti di interesse: da Cattaragna (819 m.) sono saliti fino ai piedi della Rocca di Borri; seguendo il percorso lungo, si sono spinti fino alla vetta del Monte Carevolo (1552 m.), hanno proseguito il loro cammino fino al “Cantone” (1507 m.), per poi scendere a Castagnola (869 m.), tornando a Cattaragna percorrendo l’antica mulattiera di collegamento tra i due paesi; chi ha scelto il nuovo “14 km”, dopo il Cantone, ha deviato verso la Rocchetta, costeggiando i pascoli, attraversando la pineta e incontrando sul cammino gli antichi casoni di Cattaragna. Per tutti gli escursionisti, numerosi i punti panoramici dove, sotto l’azzurro del cielo terso, le verdi montagne della valle fanno da corollario al fiume Aveto.
    All’arrivo, i partecipanti hanno potuto apprezzare la ormai rinomata cucina dello stand gastronomico allestito dal circolo “Amici di Cattaragna”; tanto rinomata che, alla grande tavolata di marciatori ed escursionisti di ogni età, si sono aggiunti sia gli abitanti di Cattaragna che gli amici dei paesi vicini. Il menu, come ormai da tradizione, ha proposto piatti di squisita semplicità: polenta al sugo di cinghiale, funghi o gorgonzola; poi patatine, salamelle, formaggio tipico alla piastra e molte altre prelibatezze. L’atmosfera di festa, che si è protratta fino al tardo pomeriggio, ha rappresentato anche un momento prezioso per condividere con gli abitanti del paese l’esperienza della vita in questi luoghi, soprattutto per chi li ha visitati e apprezzati per la prima volta, dato che tutti i percorsi si concludevano sulla strada principale che attraversa l’abitato di Cattaragna.
    E’ bello sottolineare come un piccolo paese, che nei mesi invernali conta non più di una decina di abitanti, per un giorno sia stato invaso dagli oltre cinquecento partecipanti alla marcia, cui si sono aggiunti gli amici che sono venuti a trovarci per passare una domenica in compagnia. Insieme a tutte le persone che hanno reso possibile la manifestazione, c’erano oltre settecento persone a riempire di vita e di allegria il borgo e questo evento.
    L’occasione è stata ideale per presentare il nuovo defibrillatore, acquistato con i proventi della vendita delle magliette durante la passata edizione. Per questo sono stati ringraziati i gruppi e i singoli marciatori che hanno partecipato lo scorso anno, che con il loro semplice gesto hanno permesso di dotare la frazione di un presidio così prezioso per la salute di tanti. E’ stato anche annunciato che i proventi di quest’anno serviranno a completare l’allestimento del nuovo ostello: un nuovo modo per offrire accoglienza e ospitalità a chi vorrà passare più tempo a Cattaragna. Infine, prima dei saluti, ricchi premi assegnati per sorteggio ad alcuni partecipanti, che hanno avuto un ulteriore ragione per essere felici di una giornata così semplice e speciale.

  • Il risveglio

    Cominciamo dalla fine. Da una vallata, nera più della notte nera. Una notte come tante altre. Forse. Gli amici di Costa, Curletti, Salsominore, Orezzoli, Castelcanafurone o di tutti i paesi sull’altro lato dell’Aveto che osservano la valle dalla finestra, al caldo delle proprie case, delle stufe accese. I lampioni sono le uniche luci in terra. Divise in lucenti mucchietti, sparse qua e là su profili di montagne soltanto intuiti, in nero su nero, ricordi dell’intorno alla luce del giorno. I campanili rintoccano la mezzanotte, con lenta regolarità. Dalle parti di Cattaragna si alzano verso il cielo i fuochi d’artificio che scoppiettando illuminano ciò che era buio, intermittenti come lampi e fragorosi come tuoni lontani; continui, incalzanti, festosi. Ciò che sembrava deserto, vuoto e disabitato si anima e diventa festa. E da una fine silenziosa si trasforma in un fragoroso inizio, che illumina e colora, e scalda i cuori.

    Questa è stata la notte di Capodanno, per chi l’ha vissuta a Cattaragna, spostandosi dalla città per non mancare, per raggiungere gli amici, per la voglia di stare insieme, partecipando al cenone e distribuendo auguri, e ricevendone in cambio dieci volte in gioia. E nella stessa notte è stata una parentesi sorprendente per tutti i temerari dei paesi vicini, forse allietati e stupiti dallo spettacolo pirotecnico cui hanno assistito, guardando fuori prima di rintanarsi sotto le coperte pesanti e accoglienti.

    È stato un inverno strano, sui nostri monti. Strane temperature, tanta pioggia e poca neve (del vento non parlo nemmeno, tanto quello a Cattaragna c’è sempre). E la primavera sembra arrivata in anticipo. Oppure è l’autunno che non è mai finito veramente.

    È stato un inverno strano, sui nostri monti. L’anno vecchio ha voluto privarci di due persone che a Cattaragna hanno vissuto tanto, e che sono parte della sua storia, una storia che attraversa i secoli e per fortuna non cancella il nostro personale cammino nei cuori di chi ci ha conosciuto. Nella fugace corsa di una settimana, tra la fine di novembre e i primi giorni di dicembre, se ne sono andati la “Lissìa” (Lucia Briggi in Bernardi) e “Perri” (Pietro Caldini).

    L’ultima volta che ho incontrato Perri eravamo alla “castagnera”, andava spesso ad alimentare il fuoco per la mia famiglia mentre noi non c’eravamo, contribuendo al successo della farina di castagne di quest’anno, come anche negli anni passati, quando ci siamo lanciati nell’impresa. Ricordo che, mentre controllava le galline nel pollaio, appoggiato alla sua “cèinda”, la rete di recinzione, aveva citato una frase di suo padre: “A Cattaragna il vento tira quattordici mesi all’anno…” Qualche parola da scambiare, di solito si parla del tempo, un po’ come un saluto, una bella stretta di mano fatta col pensiero.

    L’ultimo incontro con Lucia invece è stato in ospedale a Piacenza, a trovare l’amico Pippo, con gli occhi lucidi come tutte le mamme, come tutte le persone di cuore. Di lei mi resta il ricordo di tanti gesti d’affetto riservati a me e in particolare a Eletta (che è pur sempre una “furesta”, una forestiera), un affetto assoluto e gratuito esternato ad ogni incontro. Sorrido ricordando una volta in cui ero nell’orto con i miei genitori e mia moglie: a un certo punto ci siamo voltati ed Eletta non c’era più. L’ho ritrovata nella cucina della Lucia mentre, incitata da lei e dal Cià (Giovanni), cercava di mangiare una razione per quattro persone di budino al cioccolato con i biscotti (ovviamente, già che c’ero, l’ho aiutata a finire…). Della Lissìa mi resta un piccolo rimpianto, racchiuso in una scatola di caffè di quelle di ferro, che avevamo comprato quest’estate per accettare un suo invito senza arrivare a mani vuote. Proprio quel caffè che per lei era il benvenuto da offrire a chiunque si presentasse alla sua porta. Il rimpianto è di non essere riusciti ad andare per mancanza di tempo e di non aver più recuperato quella visita.

    Di solito non mi sento tanto saggio da permettermi di elargire consigli, ma questa volta farò un’eccezione. Se pensate a una persona che non sentite da tempo, se avete la possibilità di incontrarla o chiamarla al telefono (per i più giovani i mezzi per comunicare sono tanti), non aspettate, non rimandate. Fatelo e basta. Chiamate, scrivete. E non lo dico perché sono pessimista, anzi. Lo dico perché secondo me così si vive meglio, e spesso sono proprio sufficienti cinque minuti del nostro tempo. Così poco per avere in cambio così tanto: un’amicizia, un affetto che si rafforza, sorrisi, momenti per stare insieme.

    Perri e la Lissìa se ne sono andati, e all’inizio del nuovo anno li ha seguitianche Angelo Peirano di Rapallo. A molti di noi il suo nome dice poco o niente, ma per tanti anni è stato a Cattaragna insieme a noi, e prima ancora qualcuno lo ricorda dai tempi in cui si andava a raccogliere le olive. Lo conosciamo tutti, solo che l’abbiamo sempre chiamato “il marito della Pierina (Calamari)”. Sono contento di scrivere di lui perché credo che tutti lo ricordiamo per la sua mitezza, per la sua presenza delicata e i suoi modi gentili, quasi non volesse mai disturbare. E mi colpisce come anche queste presenze discrete lascino un segno del loro passaggio. E lo stesso senso di vuoto, altrettanto persistente e malinconico di chi ci ha attraversato la vita in modo più rumoroso.

    Se ne sono andati, lasciando, come chi li ha preceduti, cari ricordi a mitigare quel senso di assenza che a volte preme forte sul petto e lascia che il dispiacere sgorghi come acqua, come in quei canali che quest’inverno sbucavano in cascate bianche da ogni piega spigolosa delle nostre montagne, carichi di pioggia persistente e sfrontatezza.

    È stato un inverno strano a Cattaragna. Quello del “minimo storico”: mai così poche persone erano rimaste a popolarne le case, le “tramëse”, le stradine fin troppo silenziose. Mai così pochi camini hanno pennellato di fumo bianco quella porzione di cielo che così ben conosciamo e che pensiamo con nostalgia nella nostra frenetica vita di città. Difficile dire se questo spopolamento sia davvero un fenomeno irreversibile. Con tutto questo pianificare, progettare, faccio fatica a guardare oltre a un orizzonte più lungo di qualche giorno o di qualche settimana. Quello di cui sono sicuro, ciò in cui confido per il bene del mio paese e mio personale, è che, pur svuotandosi in certi periodi, come un mammifero che si addormenta nel letargo invernale, il paese sia vivo e che continui ad esserlo, risvegliandosi ad ogni primavera.

    A testimoniare questa affermazione, resa concreta dalla scelta di tanti, ci sono le macchine che durante i fine settimana svoltano a sinistra al bivio di tre-bis, scalando tutte le marce possibili, e le attività del Circolo che coinvolgono tanti, sia nell’organizzazione che nella partecipazione agli eventi: la seconda edizione della marcia non competitiva, prevista per il 22 giugno; la sagra di Sant’Anna sabato 26 luglio, allietata dal suono di una buona fisarmonica e da prelibatezze di ogni tipo; la terza “festa sotto le stelle di…pinte”, la sera di mercoledì 13 agosto; e tanti altri piccoli e grandi momenti per ritrovarci insieme a tutti coloro che vorranno trascorrere qualche ora felice e rilassante a Cattaragna, approfittando dell’occasione per affacciarsi sulla Val d’Aveto da una posizione privilegiata come la nostra terrazza.

    Così, al prossimo inverno, non ci sarà solo il vento e il silenzio a riempire i vuoti delle nostre “tramëse”: le attraverserà, riscaldandole, anche l’eco della festa e della moltitudine, dei nuovi arrivi e dei ritorni, degli abbracci fraterni.

    Dei ricordi, sia quelli vecchi che i nuovi, quelli che ci apprestiamo a costruire insieme.

     

    Buona Pasqua a tutti.

     

    Maurizio Caldini

  • Cattaragna è rinata una delle più belle marce sulle montagne dell’alta Val D’Aveto

    LA MARCIA “LA TERRAZZA DELLA VAL D’AVETO” HA APERTO L’ESTATE A CATTARAGNA
    Grande successo per la marcia non competitiva, denominata “La terrazza della Val d’Aveto”, organizzata per la prima volta domenica 23 giugno a Cattaragna di Ferriere dal Circolo Anspi “Amici di Cattaragna”.
    L’evento, intitolato a Giancarlo Briggi, scomparso un anno fa, amico e collaboratore delle numerose iniziative organizzate in questi anni nella piccola frazione, tra cui le marce organizzate negli anni ’90, è stato realizzato in collaborazione con il Comune di Ferriere e patrocinato dalla Provincia di Piacenza, con l’aiuto degli amici di Piacenza Marce, degli sponsor presenti sul volantino dedicato alla marcia, oltre al Gruppo Alpini di Carpaneto, che ha donato le bandiere italiane che hanno abbellito i percorsi.
    E sono proprio i numeri a decretare il successo della manifestazione: oltre 440 iscritti, più di 40 volontari addetti ai vari servizi, oltre ai pasti distribuiti dalla cucina del circolo.
    Tre i percorsi della marcia, di 5, 9 e 18 km, studiati per soddisfare le esigenze di tutti i partecipanti: dai marciatori più esperti agli amanti delle escursioni in montagna, fino alle famiglie che hanno voluto trascorrere una domenica diversa, permettendo ai bambini di vivere in allegria una giornata all’aria aperta e a contatto con la natura.
    La giornata è iniziata intorno alle 8 con le iscrizioni presso la chiesa di Cattaragna: l’afflusso di persone era già segno di una grande partecipazione all’evento. Il sole e una temperatura gradevole hanno accompagnato i gruppi di marciatori e le famiglie sui vari percorsi, sotto l’attento controllo dei volontari e della Croce Rossa a cavallo di Farini.
    Le famiglie con i bambini hanno attraversato i boschi di castagni, per poi affacciarsi sulla vista panoramica della Val d’Aveto; infine, sono ritornati al Circolo, per rifocillarsi e giocare al campo giochi.
    Per gli iscritti che si sono cimentati nei percorsi più impegnativi, l’esperienza è stata più varia e costellata di molti punti di interesse: da Cattaragna (819 m.) sono saliti fino ai piedi della Rocca di Borri;  seguendo il percorso lungo, si sono spinti fino alla vetta del Monte Carevolo (1552 m.), hanno proseguito il loro cammino fino al  “Cantone” (1507 m.), per poi scendere a Castagnola (869 m.), tornando a Cattaragna percorrendo l’antica mulattiera di collegamento tra i due paesi.
    Difficile elencare tutti gli ambienti tipici delle nostre montagne che sono stati attraversati dai partecipanti: boschi di castagni secolari, i faggeti e la grande pineta, costeggiando e ammirando i resti dei casoni di pietra a secco, costruiti e utilizzati da secoli per il ricovero di persone e animali nella transumanza verso i pascoli oppure, come in località Ponciore, per la produzione di formaggio. Per tutti gli escursionisti, numerosi i punti panoramici dove, sotto l’azzurro del cielo terso, le verdi montagne della valle fanno da corollario al fiume Aveto. Lungo le mulattiere, utilizzate dagli abitanti del paese fin dall’antichità per il trasporto di legna o carbone, gli occhi più attenti hanno riconosciuto spazi pianeggianti, per lo più circolari, strappati alla ripidezza della montagna: lì si produceva il carbone che, proprio su questi sentieri, veniva trasportato a dorso di mulo per essere venduto nei paesi vicini.
    All’arrivo, i partecipanti hanno potuto apprezzare la ormai rinomata cucina dello stand gastronomico allestito dal circolo “Amici di Cattaragna”; tanto rinomata che, alla grande tavolata di marciatori ed escursionisti di ogni età, si sono aggiunti sia gli abitanti di Cattaragna che gli amici dei paesi vicini. Il menu, come ormai da tradizione, ha proposto piatti di squisita semplicità: polenta al sugo di funghi e cinghiale, patatine, salamelle, formaggio tipico alla piastra e molte altre prelibatezze.
    Sono stati premiati i 10 gruppi più numerosi con cesti di salumi e prodotti locali. Il gruppo di Cattaragna pur arrivando al secondo posto come numero di partecipanti non è stato premiato in quanto gruppo organizzatore.
    Erano inoltre presenti i gruppi di Gm alta valnure, la pubblica Busseto, Italpose, i Bipedi, Ottesola, Piedone,  Ginnic, Costa, marciatori di Carpaneto, Atletica Noceto, Andrea e i Corsari, Avis Caorso.
    L’atmosfera di festa, che si è protratta fino al tardo pomeriggio, ha rappresentato anche un momento prezioso per condividere con gli abitanti del paese l’esperienza della vita in questi luoghi, soprattutto per chi li ha visitati e apprezzati per la prima volta. Piacevole è stata la sensazione di allegria diffusa che ha pervaso sia i partecipanti alla marcia che gli organizzatori, fino ai saluti riconoscenti di fine giornata.
    Cattaragna di Ferriere, circondata da tanti boschi di castagno, un tempo principale fonte di sostentamento della popolazione, dai primi anni settanta ha subito un costante spopolamento, come tanti altri piccoli centri delle nostre montagne. A testimoniare la cultura della castagna come radice di questo paese, i numerosi essiccatoi e il mulino attivo ancora oggi presente che, se pur utilizzato da poche famiglie, serve per produrre la farina di castagne, dopo le fasi di essicazione e battitura. La farina prodotta a Cattaragna è riconosciuta con marchio d.o.p. del Comune di Ferriere.
    Lo sforzo prodotto dai volontari del Circolo “Amici di Cattaragna” è proprio volto a far conoscere la bellezza e l’ospitalità tipiche di un territorio che, per diversi anni, ha vissuto il rischio dell’abbandono da parte dei tanti abitanti emigrati per necessità verso le città. E il risultato di questo impegno è questa piccola inversione di tendenza che porta a ben sperare per il futuro.

  • Un grande successo!

    La prima Marcia memorial Giancarlo Briggi resterà senza dubbio una delle più belle pagine della nostra comunità. Impegnarci tutti insieme affinché tutto fosse ok ha rafforzato amicizie, ne ha create di nuove e ha rinnovato quel profondo legame con le nostre montagne. La partecipazione di tanta gente venuta anche da lontano per la prima volta ci ha gratificato e fatto dimenticare la stanchezza e le fatiche degli ultimi giorni.
    Molti di noi ora guardano orgogliosamente e con occhi diversi tesori spesso poco apprezzati.

     

    Un Grazie “speciale” a GIANCARLO.

     

    E Grazie Grazie Grazie infinite a tutti!

     

    Presto sarà allestita la galleria fotografica della manifestazione, potete inviare le vostre foto a info@cattaragna.it saremo felici di pubblicarle nella nostra galleria.

     

  • Prima Marcia non competitiva “Memorial Giancarlo Briggi” Domenica 23 Giugno 2013

    Prima marcia non competitiva “Memorial Giancarlo Briggi” in collaborazione con Piacenza marce asd.
    “La Terrazza della Val D’Aveto” Percorsi fra boschi fiabeschi, immersi nella natura incontaminata della nostra montagna, adatti a tutti!!
    All’arrivo i nostri stand gastronomici!

    Vedi dettagli nella pagina dedicata

    Marcia 2013 Memorial Giancarlo Briggi

  • Passaggio di testimone

    Un nuovo anno inizia. E’ giusto guardare avanti: la quotidianità che ci aspetta ogni mattina, nuovi progetti a cui pensare, quello che potremo o non potremo fare. Il 2012 è finito da qualche tempo, i bilanci li abbiamo già conclusi e probabilmente abbiamo accantonato i dodici mesi ormai trascorsi, tenendoci qualche immagine ancora fresca per i ricordi di domani. A Cattaragna l’anno si è chiuso con un altro lutto, qualcuno se n’è andato e in questo nuovo anno sarà un altro volto che non rivedremo, e cambierà l’idea di Cattaragna che abbiamo in mente. Perché è vero che un paesino sulle montagne è fatto dalle sue case, dagli angoli che conosciamo, dai suoi boschi, le rocce, da ogni luogo che risveglia in noi i ricordi di una vita: ma soprattutto una piccola comunità è composta da persone, e sono le persone a rendere preziosa la comunità stessa e ad arricchire la sua memoria collettiva.

    Pipàna
    Pipàna

     Vorrei ricordare Giuseppe Cervini, “Peppino” o “Pipàna” come lo abbiamo sempre chiamato, che se n’è andato (o, come diciamo noi Alpini, “è andato avanti”) nel periodo di Natale. Non vorrei che queste righe fossero un ricordo postumo o un necrologio. Credo che però sia giusto ricordarlo per quello che ha rappresentato per tanti anni, insieme alla moglie Caterina, per tutti noi e non solo.

    Fino a un paio di lustri fa, l’osteria è stata il centro del paese, il punto d’incontro per tutti. Parlo dei tempi in cui le nostre madri e le nostre nonne andavano a fare spesa nello spaccio, là dove c’era un po’ di tutto, una disposizione degli articoli in vendita che sicuramente aveva un senso, ma che a me è sempre sfuggito: merce disposta in gran parte sugli scaffali dietro il bancone, qualche pila di roba a terra, come le cassette di frutta o altro, un frigorifero grande e sempre spento, messo lì come una credenza a contenere le stecche delle sigarette; la tapparella abbassata che, anche d’estate in pieno pomeriggio, lasciava la stanza in penombra e al fresco. Poi la bilancia a due piatti con i pesi di metallo, l’affettatrice.
    E poi l’osteria, gli stessi ambienti delle foto del matrimonio dei miei genitori nel ’67: il bancone di legno, i tavoli per giocare a carte, quello in fondo, oltre l’angolo della stufa a legna, con la tovaglia di plastica a fiori. Prima o poi racconterò la storia di un pomeriggio di Santo Stefano, un pomeriggio in cui quel tavolo con la tovaglia a fiori è stato assoluto protagonista. Quanti anni abbiamo passato all’osteria, oppure fuori, seduti sul muretto dell’arbio o sui travi! Quando andavamo a Cattaragna dalla città, non eri veramente “arrivato su” se non eri andato a fare un giro all’osteria “a vedere chi c’è”.

    E all’osteria c’erano sempre la Caterina e Peppino, che avevano anche l’unico telefono del paese. D’estate, in una cabina talmente ermetica che, se chiudevi bene la porta, avevi una manciata di minuti di autonomia, prima di perdere conoscenza per un principio di soffocamento. Forse era una scelta ponderata, perché le sere d’estate la coda per telefonare era lunga e le chiamate dovevano essere brevi. Nelle altre stagioni, per telefonare andavi in casa al piano di sopra, suonavi il campanello, e di solito era sempre ora di cena. Ma Peppino e la Caterina ti accoglievano sempre con un sorriso, lasciavano il posto a tavola (magari la minestra ancora calda) e ti facevano chiamare. Poi c’erano i gelati per tutta l’estate, e ai Santi qualcosa da finire dell’ultima fornitura, anche se era necessario sapersi accontentare. Ma allora eravamo ancora capaci. Peppino non aveva il carattere tipico per fare l’oste: diffidente con il forestiero, almeno per il primo o il secondo incontro, a volte di poche parole, spesso molto pratico ed essenziale. Ovviamente tutto il contrario della Caterina, in una legge non scritta di compensazione che evidentemente funziona sempre. Forse era proprio questo suo modo di essere a caratterizzare meglio il personaggio, perché se fai l’oste sei un personaggio pubblico a tutti gli effetti. E questo suo modo di fare, le battute spesso inconsapevoli, hanno generato una serie di aneddoti che hanno accompagnato le serate di quelli della mia generazione fino ad oggi, e credo che ce li racconteremo divertiti anche in futuro.

    Ecco, nel mezzo di un dolore così grande come il distacco, penso ci sia consolazione nell’idea che un nostro congiunto sia ricordato con un sorriso anche negli anni a venire. Certo, d’ora in avanti ci sarà una punta di malinconia, in fondo ai nostri racconti o alle imitazioni dei momenti più divertenti che abbiamo vissuto, o che riportiamo da racconti di altri. Però non sarà una presa in giro irrispettosa: sarà un modo per tornare a quei momenti, a un divertimento puro e innocente, a un passato che ci teniamo nel cuore perché accende il ricordo dei nostri anni più belli. Personalmente, di Peppino mi tengo anche qualche sguardo rubato degli ultimi anni, un gesto di delicatezza rivolto a uno dei suoi piccoli e adorati pronipoti: quando quelle “manone” adatte più per “‘u piccu”, il piccone, oppure “pr’u sighirein”, per l’ascia, o per “‘a sàppa”, la zappa, per qualche istante sono diventate piuma, per distribuire delicatezza e affetto.

    Quando l’osteria ha chiuso, ormai una decina d’anni fa, onestamente pensavo fosse il segno di un declino irreversibile per Cattaragna. Ricordo una notte di San Silvestro, proprio a mezzanotte, con la neve fresca per la strada. Eletta ed io, allora fidanzati, con la bottiglia di spumante appena stappata e i bicchieri, attraversavamo il paese gridando “buon anno!” e non c’era nessuno, e le uniche orme sulla neve erano le nostre.

    Poi è successo qualcosa, qualcuno ha avuto la voglia e il coraggio di “mettersi in moto”, e oggi ho il privilegio di raccontarvi che cosa facciamo al circolo, come è bello avere un posto dove ritrovarci, il fatto che “non sei veramente arrivato a Cattaragna se non vai a fare un giro al circolo a vedere chi c’è.” Negli anni tra il 1928 e il 1930 circa, quando erano in costruzione la diga di Boschi e la centrale di Ruffinati, di osterie in paese ce n’erano addirittura tre, sembra impossibile anche solo a raccontarlo; settant’anni dopo abbiamo appreso con tristezza la notizia che l’ultima avrebbe chiuso; oggi ci affacciamo sull’anno appena iniziato pensando alle attività dell’estate al circolo, alla marcia dedicata a Giancarlo, un altro amico che, insieme a Ricchëin e Peppino, l’anno scorso ci ha salutato per l’ultima volta.

    Tutti ci lasciano un’eredità, che possiamo scegliere di accettare o rifiutare: portare avanti la vita del paese, che è fatta dalle esistenze di ognuno; trasmettere il ricordo di chi non c’è più a chi è arrivato dopo, a chi non ha vissuto gli anni che abbiamo vissuto noi. Ma questo testimone che, pensando proprio al circolo, ci è stato passato in particolare da Peppino, non deve essere vissuto come un peso o una responsabilità: dev’essere percepito come un dono, un’occasione per arricchirci come individui, esseri umani tra gli esseri umani, nel senso pieno del termine, generando momenti di aggregazione, gioia di stare insieme, far nascere la voglia e il coraggio di andare avanti in quelli che verranno dopo di noi.

    Nel nostro paese. A Cattaragna.

    Maurizio Caldini

    [Pubblicato su Montagna Nostra nr. 1 / 2013]